Casa Rozalba è una comunità di ragazze gestita da suore, che talvolta ospita parte dell’equipe di Hesperia Bimbi e che mette a disposizione dei locali per visitare i bambini del villaggio di Gjader e delle zone limitrofe.

Il resto delle visite del nostro personale sanitario, vengono svolte a Scutari presso l’ambulatorio Madonnina del Grappa, gestito da Suor Enza che è medico e dalla Dott.ssa Arketa Plumi, specializzata in cardiologia pediatrica.

Sotto riportiamo l’esperienza vissuta da Ludovica Celli, presso la Casa Rozada.

Modena, 27 giugno 2021

Mi chiamo Ludovica ed ho 15 anni ma ne avevo 12 e facevo la terza media quando ho accompagnato papà in missione in Albania. Un viaggio umanitario per lui, e un’esperienza di crescita per me. Avrei preferito che mi proponessero una vacanza in un bell’albergo dalle colazioni abbondanti, magari al mare … ma ero contenta lo stesso di saltare qualche giorno di scuola e di non dover sopportare le ore con la prof. di italiano.  

E così partimmo! Se non ricordo male era il marzo 2019.

Quando atterrammo a Tirana mi sembrava di aver fatto un viaggio all’indietro nel tempo: ci vennero a prendere due macchine vecchie e scassate, tipo quelle che si vedono accatastate prima di essere demolite. Un paesaggio desolato, asinelli carichi di merci che camminavano piegati dalla fatica, persone povere, vestite di stracci … e tante bocche con denti d’oro (un controsenso!).

Dopo qualche chilometro per raggiungere Casa Rozalba ci fermammo e l’autista ci spiegò che c’era stata una sparatoria e bisognava aspettare perché la polizia bloccava il traffico. Ricordo di aver guardato papà che in quel momento sembrava pentito di avermi proposto quella “botta di crescita”. Riuscimmo nonostante tutto ad arrivare a Casa Rozalba dove tutta l’ansia accumulata durante il viaggio sparì. Le ragazze ci vennero incontro festose e sembravano contente che ci fossi anch’io con il gruppo di Hesperia Bimbi. Alcune di loro parlavano bene l’italiano perché lo studiano a scuola.

Ludovica Celli e la sua esperienza presso Casa Rozalba (seconda a partire da destra).

Casa Rozalba è una casa grande per una grande e bella famiglia composta da una quindicina di sorelle, suor Alma, suor Arta, don Enzo e tanti volontari. Fuori c’è un ampio piazzale e un campetto per lo sport. Dentro è tutto pulitissimo. Anche le ragazze collaborano ai lavori domestici perché dopo colazione e prima di andare a scuola, devono pulire e riordinare tutto, così, con la musica a palla e i turni ben definiti per non trascurare nulla, riordinano le loro camerette e i bagni… e le giovani ospiti sono invitate a fare la loro parte… e ricordo con gioia anche quei momenti.

Sapevo che tutte le ragazze di casa Rozalba hanno un passato difficile con storie di maltrattamenti e abbandoni e perciò me le ero immaginate ragazze tristi, problematiche, sofferenti… mai mi sarei aspettata di essere accolta da loro con tanta allegria: mi sentivo a mio agio, come se le avessi conosciute da sempre e mi sono divertita molto con loro.  

Sono ragazze solari, ben curate e ben vestite, educate… insomma, ragazze normali a cui voglio un mondo di bene! Cosa sarebbe successo se non avessero avuto la possibilità di trovare un rifugio sicuro, di frequentare la scuola, di ricevere un’educazione e l’amore di chi si prende cura di loro?

Una sera alcune di loro ci hanno raccontato le loro storie e sembra impossibile che possano ancora sorridere ed amare la vita. Devono ringraziare Suor Alma, suor Arta, don Enzo, la “governante” e tutti i volontari che danno aiuti e che permettono a queste ragazze di vivere al sicuro e protette come è giusto che sia.

In quei giorni, mentre papà e gli altri medici erano impegnatissimi perché si era sparsa la voce che c’erano dei dottori italiani che visitavano gratis, io rimanevo con le mie nuove amiche di Casa Rozalba oppure accompagnavo la giornalista Laura Squizzato che era partita con noi per documentare alcune realtà particolari del posto. Ne ricordo una in particolare: si trattava di una famiglia “sotto vendetta” , ossia era prigioniera in casa perchè un loro congiunto aveva ucciso qualcuno e la famiglia di quest’ultimo, secondo le leggi albanesi, ha il diritto di vendicarsi uccidendo qualcun altro della famiglia dell’assassino quando è fuori casa. Vivevano in condizioni di povertà assoluta perché non potevano uscire neanche per andare a lavorare. Ricordo che fui colpita perché non c’era nemmeno il pavimento in quell’unica stanza dove vivevano.

Sono tornata da Casa Rozalba con la voglia di tornarci, e così è stato perché quell’estate abbiamo voluto portare anche mia mamma a conoscere suor Alma e le mie amiche e ad agosto una di loro è venuta a passare le vacanze con noi.

Che dire? E’ facile voler bene alle mie amiche di Casa Rozalba perché sono ragazze super fantastiche, tutte!!!!

Quello sotto è il cartello che c’è all’entrata di Casa Rozalba dove contano le parole ma soprattutto i fatti… e infatti grazie a Casa Rozalba le ragazze fanno tutto ciò che c’è scritto. La mia esperienza a Casa Rozalba la ricorderò sempre come unica e bellissima… invece la vacanza in un bell’albergo di mare forse l’avrei già dimenticata.

Ludovica Elena Celli

Casa Rozalba – una testimonianza diretta