La missione albanese di Hesperia Bimbi

di Renato Brucoli

Come gli angeli. Non è la prima volta che volano nella “terra delle aquile”. Planano, approdano, individuano prospettive di cura e poi ripartono, in attesa d’intervenire in Italia sui pazienti con le patologie più gravi. Per risolverle. I piccoli in primo piano.

Non sempre vestono il camice bianco. Preferiscono lasciarlo a casa, oppure indossarlo il meno possibile. In Albania portano la competenza scientifica, l’umanità, la gratuità. Non occorre altro. I simboli sono pleonastici. Conta la sostanza. E la sostanza è: offrire risorse di volontariato in una terra povera di presidi assistenziali, dove l’ammalato è costretto a pagare un prezzo molto alto per conseguire la prestazione sanitaria. Loro, invece, i medici e gli infermieri talentuosi che muovono dalla nostra sponda adriatica, non chiedono nulla in cambio. Un sorriso sì, quello fa sempre bene, e viene accolto molto volentieri, se nasce con spontaneità sul volto sofferente di un paziente. Un sorriso e basta, però. Un sorriso basta!

L’équipe sanitaria di Hesperia Bimbi, l’Onlus modenese che raccoglie adesioni da Nord a Sud Italia e fa della tenerezza il suo vanto, raggiunge i popoli poveri di salute ma non di dignità. Anzi desiderosi di riscatto.

L’homepage del sito internet trabocca di poesia. Narra di amore incondizionato per la vita e propone parole che accarezzano l’anima.

Eccomi, dunque, in questa carovana della speranza per vedere come cresce la più piccola fra le virtù umane. Esile ma forte insieme. Per potenza oltre ogni scala sismica, alla base di ogni rinascita, alla fonte di ogni risurrezione.

Qui scienza e fede vanno volentieri a braccetto, a tutela degli svantaggiati. E abbracciano bambini e ragazzi con patologie congenite o profonde cicatrici esistenziali difficili da sanare, che possono davvero mettere in crisi la vita e comprometterne la qualità, o addirittura causarne la fine.

Bisturi talvolta, abbracci sempre: questo occorre. Sanciti finanche dalla norma giuridica a fondamento dell’agire (l’art. 10, comma 2 bis, D. Lgs. 460/97), che definisce il campo di attività della Onlus. Praticamente senza confini, aperto ad orizzonti smisurati quanto la beneficenza, l’assistenza sociale e sanitaria insieme. Poche parole, quasi un distillato di civiltà, che permettono ai saperi di esprimersi con misericordia e di fare bene il bene. Oltre i muri dell’egoismo e dell’indifferenza. È lo spazio frequentato dai volontari miei compagni di viaggio.

Stefano Marianeschi – responsabile della cardiochirurgia pediatrica all’ospedale Niguarda di Milano – disegna il report scientifico della missione autunnale di Hesperia Bimbi: “Visitate 200 persone con problemi di ogni genere, cardiochirurgici e ortopedici. Fra loro 25 bambini, la maggior parte controllati presso il Centro Madonnina del Grappa di Scutari, insieme alla dottoressa Pllumi e a Suor Enza, altri a Gjader e Pllanë. Tra questi, 8 selezionati per l’intervento all’Hesperia Hospital entro il 2020, e altri 4 presso l’Ospedale Niguarda di Milano sempre nel 2020. Interessati da patologie congenite che comprendono difetti interventricolari, canali atrioventricolari, tetralogia di Fallot e altre patologie con fisiologia univentricolare”.

Il medico ortopedico, dottoressa Chiara Paroni, precisa: “Nei bambini anch’io ho rilevato patologie gravi, come la sclerosi multipla e la spina bifida, ed esiti di patologie congenite mai trattate, come la lussazione dell’anca o il piede torto, condizioni fortemente invalidanti. Alcuni potrebbero beneficiare del servizio offerto dalla Onlus (e subito si mette in movimento la Caritas Trivento). Poi, tra le persone in visita, anche molte donne tra i 50 e i 65 anni. Tutte ‘casalinghe’, a detta loro, interessate da lombosciatalgie e artrosi, soprattutto al ginocchio e all’anca. Solo dopo qualche visita, realizzo che la ‘casalinga albanese’, oltre a svolgere attività per nulla leggere, tipiche della ‘casalinga classica’, impegna il suo tempo principalmente nei campi o nell’allevamento del bestiame, a cui somma la cura di 5, 6, 7 figli… Ecco perché le patologie dell’anziana si manifestano così precocemente in loro”.

Seguono le acquisizioni dello screening oculistico, compiuto dai medici Stefano Cernuschi, Amedeo Lissoni, Elisabetta Vettore e Andrea Boeche: 964 visite in 4 giorni. Cosa riescono a fare gli “occhi nuovi” di chi frequenta la solidarietà umana!

Esperienza coinvolgente?

Chiara Paroni: “Ho conosciuto la disperazione della povertà. Ho ascoltato storie terribili. Ho impattato malattie finora studiate solo sui libri. Ho constatato l’imbarazzo delle donne, restie a spogliarsi davanti a me in visita. Ma anche la gratitudine negli occhi dei pazienti. Mi hanno baciato le mani e promesso di ricordarmi nelle loro preghiere. C’è gratitudine e voglia di riscatto, in Albania. La strada è lunga e per nulla facile. Determinate le suore a suscitare il cambiamento. Negli occhi delle ragazze di Casa Rozalba, leggo la speranza. Ci ritornerò, in quei laghi trasparenti”.

Stefano Marianeschi: “Frequento l’Albania da più di vent’anni. Contemporaneamente ho fatto missioni in altre parti del mondo. Quando rientro, anche se uso le ferie per allontanarmi, ho le batterie più cariche che in partenza, e faccio meglio anche il lavoro a casa. Cresco professionalmente e umanamente. In ogni caso, sempre forte il coinvolgimento emotivo in questi viaggi. All’Albania mi ha introdotto la conoscenza di don Antonio Sciarra, missionario capace di “far fiorire il deserto”. A cui è subentrato, nella missione di Blinisht, don Enzo Zago, altrettanto efficace. In questi anni le infrastrutture ospedaliere sono migliorate, ma la sanità deve ancora crescere, evitando la pessima abitudine di chiedere denaro ai poveri pazienti”.

Marco Meli, anestesista rianimatore come Silvia Braccini in cordata: “Mi colpisce e mi fa riflettere la condizione della donna, spesso emarginata e oggetto di violenza nel corpo e nello spirito. Grande il lavoro dei missionari e delle suore: una speranza di pace. Dal punto di vista medico: corruzione e mancanza di uno stato sociale! A volte sono preso dallo sconforto e dall’amarezza, e mi domando: cosa posso fare? Con il nostro esempio, cerchiamo di tracciare un solco, una strada”.

Paolo Pisani, presidente di Hesperia Bimbi: “Questa meravigliosa avventura nasce nel 2016 da un’idea condivisa con Marco Meli e Maurizio Biella. I cardini sono: assistere i bambini di qualsivoglia nazionalità, affetti da patologie; sostenere le famiglie durante la cura; avviare programmi di formazione per giovani medici del Terzo Mondo.

In buona sostanza, l’Associazione si prende carico, insieme al personale sanitario, di tutte le spese relative all’intervento chirurgico, alla degenza e convalescenza del bambino straniero, fornendo nello stesso tempo, alla sua famiglia, alloggio, vitto e assistenza psicologica.

Finora i colleghi hanno partecipato a diverse missioni, in Africa e in Asia, ma un rapporto speciale è stato allacciato con l’Albania: grazie all’accordo di collaborazione con Mission Bimbi di Milano, abbiamo triplicato il numero di bambini da operare. Ci mettiamo l’anima, tutta la nostra passione. La mia vita è rivoluzionata da questa esperienza”.

Maurizio Biella – infermiere professionale insieme a Enrico Righini in cordata – ‘arcangelo organizzatore’: “Provo grande gioia nel preparare ogni viaggio: ogni volta è come la prima volta. Conosco la gente dei villaggi e percorro con fiducia le loro strade di campagna, impolverate e secche durante i mesi caldi, infangate d’autunno e d’inverno. Non so se sono io ad accogliere loro, o loro me. So che voglio bene a queste persone. Il mio spirito è leggero perché illuminato dal volto di amici. In un Paese dove la sanità deve consolidarsi, l’équipe sanitaria di Hesperia Bimbi costituisce un motivo di speranza”.

A riscontro, Roberta Luku, dei Ragazzi Ambasciatori di Pace con sede a Baqël: “Vi ringrazio per quello che fate in favore dei bambini di tutto il mondo. Il vostro esempio è di stimolo nel crescere dei valori che contraddistinguono l’Associazione”.

Al termine di ogni giornata – per me di osservazione ammirata dei medici e piena di compassione per i pazienti – si cena e si familiarizza a Casa Rozalba, nel villaggio di Gjader. Qui sono custodite altre gemme preziose, che hanno costellato il cielo di questo viaggio. Ogni viaggio ha un orizzonte di senso. Parti perché ti manca qualcosa: l’intera via lattea o forse una stella. Oppure… la resilienza che apprendi a Casa Rozalba, ovvero il segreto per superare la sofferenza che s’innesta nella giovane età violata.

Sembrava – arrivati – che i benefattori fossimo noi, anch’io mimetizzato tra i medici capaci di tanta scienza lì dove manca persino il farmaco base. Invece benefattrici si sono rivelate le ragazze: Lolita, Rexina, Manushaque, Klodiana, Kasandra, Kristiana… di Casa Rozalba. Davvero speciali!

Non hanno bisogno di cure mediche, quanto di puntellare l’architrave dello spirito franato loro addosso a causa d’altri. Sciaguratamente hanno frantumato la chiave di volta della loro architettura esistenziale. Troppo giovani per promuovere il male da sole… eppure figlie adottive dell’umanità dolente: ognuna con la propria storia-zavorra sulla schiena. Spesso perché donne in una società maschilista ad oltranza, fino alla violenza.

Sbagliando, alcuni le collocherebbero in una costellazione minore, invece sono molto luminose, come le Maestre Pie Venerini che se ne prendono cura, insieme alle giovani educatrici che ne seguono passo passo il cammino.

C’è una splendida generazione di giovani persone, in Albania. Sta crescendo. Si va affermando nelle attività e nelle professioni. Anche grazie a quest’opera, le ragazze rigenerate in Casa Rozalba ti accolgono con senso ospitale, ti fanno sentire importante, ti contagiano vitalità, ti offrono il meglio del loro bagaglio interiore, si manifestano come sono, vivono la comunità tra pari, ti raccontano con delicatezza la loro storia angosciante, ballano la tradizione albanese con la freschezza di chi intende danzare la vita. Oggi, e anche domani. Ti rubano il cuore con la vera amicizia… Benefattrici loro!

Ecco: Hesperia Bimbi da Modena e dintorni, e Casa Rozalba nel villaggio di Gjader, polarità salvifiche. Dall’una partono i luminari italiani che curano il corpo altrui, approdando in Mirdita; nell’altra risiedono le giovani albanesi che ti rigenerano l’animo con la freschezza della loro età, nonostante la doccia fredda subìta.

Non saprei chi sia di maggior vantaggio. C’è forse bisogno degli uni e delle altre: del sollievo nella dimensione fisica, promosso dai primi; del balsamo salutare delle ultime, che prime saranno.

Poi la terra ha tremato, in Albania. È sembrato che cadesse il cielo. Ma le stelle di Casa Rozalba sono rimaste salde a illuminare la notte tellurica che ha seminato crolli e morte, e tanta paura, e tanti sfollati…

I bambini insidiati dal sisma? Raggiunti immediatamente dalle loro connazionali, da non molto accolte nella realtà protetta di Gjader, eppure già pronte a consolare i piccoli del distretto di Lezhë: disposte a giocare con loro, a dar loro animo affinché svanisca il trauma e il disagio. Piccole madri coraggio: capaci d’insegnare come il Bimbo rinasce nella mangiatoia albanese. Povero e inerme, eppure saldo nell’affrontare il cammino. Oltre ogni croce.

Bisturi talvolta, abbracci sempre
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